ROBERobertaebasta a Milano: il design vintage racconta chi sei

Al civico 3 di Via Solferino, da qualche giorno vi è un nuovo spazio, destinato a diventare simbolo di una nuova estetica milanese, ricco di oggetti d’autore e pezzi vintage scelti dallo sguardo della famosa antiquaria Roberta Tagliavini.

L’atmosfera è silenziosa ma viva, piena di colore e personalità. Gli oggetti catturano subito lo sguardo.

La signora Tagliavini, una delle voci più originali e autentiche del design vintage e modernista italiano, è seduta a un tavolo e firma le copie della sua biografia con una penna dorata. Il gesto è rapido, preciso. Più che apporre una firma sembra lasciare un’impronta.

Intorno a lei: lampade anni Sessanta, vetri colorati, specchi ovali, disegni modernisti da sogno, dove la forma si fa silenzio e la luce parte dell’idea.

Chi entra percepisce un’eco. Il ricordo di un luogo che Milano non ha mai dimenticato: lo storico store Fiorucci in Piazza San Babila, dove un giovanissimo artista, Keith Haring, dipinse le pareti prima ancora che il mondo conoscesse il suo nome. Quello spazio non vendeva solo moda ma un senso di libertà, appartenenza, ribellione gioiosa.

RobeRobertaEbasta” incarna la stessa energia ma attraverso il filtro del design vintage non dell’abbigliamento. Se lo store di Fiorucci era l’anima pop di Milano, questa è la sua versione più radicale e raffinata, dove gli oggetti non sono tendenze, ma visioni.

Vi sono venti espositori con in comune un’estetica coerente, radicata in qualcosa di profondamente personale e impossibile da imitare.

“Da bambina non avevo nulla. Indossavo i pigiami dei miei cugini”, racconta Roberta. “Se vuoi qualcosa, devi guadagnartelo. Per una donna, la libertà comincia dall’indipendenza. Se dipendi, non sei libera.”

La sua non è una storia di mancanza, ma di visione. Il suo gusto non nasce dal privilegio ma dalla necessità. Perché senza libertà non c’è identità, e senza identità non esiste selezione.

Ha iniziato a progettare e costruire mobili a Bologna, piccoli tavolini che ancora oggi si possono trovare nei mercatini vintage italiani. Poi la vita è cambiata, e Milano è diventata un nuovo inizio. È lì che ha capito: creare non bastava.

Ripete: “È nella scelta che si afferma chi sei. Tutto ciò che ho venduto era bellissimo. Altrimenti, non l’avrei comprato.” Nessuna enfasi, solo metodo. Ogni oggetto in vendita è parte della sua biografia.

La sua è diventata una storia di famiglia. Il figlio le è sempre stato accanto e ora anche il nipote. In un’epoca in cui spesso i figli si allontanano per affermarsi, qui c’è continuità. Quindi non solo affetto ma uno sguardo condiviso.

Roberta si definisce una navigatrice solitaria. Molti vedono solo la superficie degli oggetti ma chi guarda più a fondo capisce: sono solo un mezzo. Un modo per dire qualcosa di più radicale: scelgo, dunque sono.

Gli oggetti non arredano, raccontano la storia di una donna che ha sempre avuto il coraggio di fidarsi del proprio sguardo e crederci. Come spiega ha acquistato solo ciò che la colpiva davvero perché altrimenti non avrebbe potuto rivenderlo.

C’è anche un impegno silenzioso verso la sostenibilità: attraverso recupero, restyling e upcycling, ogni oggetto trova una nuova voce, una seconda vita con un’anima.

lampadari, la sua ossessione dichiarata, non si limitano a illuminare la stanza, portano in superficie l’identità delle persone.

All’interno di RobeRobertaEbasta si trova anche un’edicola Hearst, con riviste come Esquire Italia e altre pubblicazioni del gruppo. Un incontro tra editoria, arte e design in uno spazio dove l’estetica diventa esperienza immersiva.

Qui si entra cercando un dettaglio, si esce portandosi via un’energia.

Così un negozio smette di essere commercio e torna a essere visione.

“Sono Scorpione, ascendente Capricorno“, dice. E non serve aggiungere altro.

In una sola frase, ti ha detto tutto: da dove nasce il suo rigore, la sua resistenza, la sua luce.

Forse è questa la verità: ogni scelta ci definisce. Soprattutto quelle che sembrano solo scelte estetiche.

E così lasci il negozio portando via qualcosa di più di un acquisto. Porti con te un frammento di visione, non la sua, ma la tua, finalmente vista con chiarezza.

Perché qui non hai semplicemente comprato qualcosa. Hai scelto. E nel farlo, hai rivelato chi sei.

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